CantinaJazz: un progetto, una ricerca, uno spettacolo

Accostare il vino alla musica jazz non è un esercizio di retorica, né un puro vagheggiamento della fantasia: è un divertissement dell’intelletto, che per scoprire un legame intimo tra due sfere sensoriali e conoscitive solo superficialmente distanti,deve scendere in profondità, fino a confrontarsi con la sostanziale unità dell’uomo come essere senziente e sensibile.

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È un cammino che molti hanno percorso nel modo più naturale e intimo possibile, divenendo al contempo grandi musicisti e appassionati di enologia, o viticoltori e fabbricanti di vino con una spiccata passione per la musica. Un cammino che ha lasciato moltissime tracce, quindi, nelle storie delle singole persone e nelle azioni concrete cui loro hanno dato vita: esiste una vastissima collezione di concerti tenuti in cantine, di vini creati e dedicati ai grandi jazzisti come Duke Ellington, di testimonianze dirette di amori ibridi ma altrettanto passionali, per accostamenti tra vini, autori e brani jazz.

CantinaJazz è un progetto volto ad acquisire queste testimonianze e queste concretizzazioni intorno al connubio jazz-vino, a elaborarle, ricomponendo dai percorsi personali e dalle contingenze aneddotiche gli elementi unificanti del rapporto, nel tentativo di costruire un quadro generale, una percezione più obiettiva. Questa ricerca è stata affrontata sia consultando le biografie dei grandi artisti internazionali, sia intervistando direttamente i personaggi dei mondi del jazz e del vino, in particolare quelli già sensibili, per loro orientamento personale, a questa tematica, chiedendo loro di descrivere il loro modo di vivere la musica e il vino, e di indicare quali abbinamenti vedrebbero azzeccati tra brani, musicisti e vini. Con un numero veramente esiguo di eccezioni, tutti gli intervistati si sono cimentati con divertimento ma anche con attenzione ai quesiti posti, fornendo un materiale ricco e vitale che è servito da base per il successivo lavoro di sintesi.shapeimage_2

Tra gli altri, ci corre obbligo di ringraziare per i contributi e il sostegno che hanno dato: Franco Cerri, Gianni Basso e Afo Sartori (autore, quest’ultimo, di “Suono DiVino”, un libro in cui esplicita con grande passionalità i suoi accostamenti preferiti).

Lo sforzo di sintesi non è stato vano: al contrario, esso ha evidenziato l’esistenza di parecchi punti fermi, abbinamenti comunemente indicati come opportuni, dimostrando in tal modo che il connubio tra jazz e vino ha un fondamento percettivo reale, che probabilmente influenza anche chi non si è mai posto il problema e ne è, pertanto, incosciente.

Su queste considerazioni si fonda lo spettacolo che CantinaJazz presenta al pubblico, l’idea guida del quale consiste nel portare lo spettatore a rivivere in prima persona quella sinestesia tra vino e musica di cui abbiamo trovato le fondamenta. Dall’inizio alla fine dello spettacolo, un narratore vestirà il ruolo della guida e accompagnerà lo spettatore lungo questo percorso. Si attraverseranno diverse tappe, secondo una scansione dettata dalla tipologia e dal numero dei vini presenti. In ciascuna tappa il narratore illustrerà, quasi come in un monologo teatrale, gli elementi unificatori e qualificanti degli accostamenti proposti, presenterà i pareri, gli aneddoti, gli aspetti più interessanti e coloriti del materiale di ricerca raccolto.

“..abbinamenti inediti che leghino un vino, e non solo, a un cibo ma altresi’ ad un suono, un suono di… vino.”
   Afo Sartori 

Successivamente, avranno luogo le esecuzioni musicali e la degustazione, in modo che l’accostamento non risulti una mera giustapposizione o una semplice circostanza, ma il frutto di un approfondimento culturale.
CantinaJazz ha riscosso, con nostro grande piacere, l’interesse di molte persone nel mondo del jazz come nel mondo del vino, come pure di persone estranee ad ambedue questi mondi, ma ricche di voglia di vivere e di passione per tutto ciò che è bello e coinvolgente: alla loro sensibilità e accoglienza è legato il suo destino.

CantinaJazz è un progetto ideato e curato da Emiliano Loconsolo, cantante jazz e leader dell’omonimo ensemble, e da Roberto Marangoni, bioinformatico, appassionato di enologia.