Appunti di uno spettatore (di Bruno Pollacci)

Appunti di uno spettatore (di Bruno Pollacci)

Artista poliedrico e validissimo docente, Bruno Pollacci dirige l’Accademia di Belle Arti di Pisa. Grande amante del Jazz, conduce trasmissioni radiofoniche di cultura jazzistica e organizza concorsi non competitivi per performace jazz. Ha seguito la carriera di Emiliano fin dai primi passi, e segue tutt’ora le serate di CantinaJazz con affettuosa e assidua partecipazione.

Come ideatore ed organizzatore del “DUBIDUBIDU’: FESTIVAL RADIOFONICO DELLE VOCI JAZZ ITALIANE” e come ideatore e conduttore di programmi radiofonici e web di musica Jazz ebbi l’opportunità di promuovere Emiliano Loconsolo anche attraverso i suoi primi demo.
Ricordo che pur essendo abituato a ricevere centinaia di dischi da case discografiche, managements, promoters ed artisti, sia a livello nazionale che internazionale, riuscii a rimanere sorpreso durante il suo ascolto (…cosa per me ormai rara, dopo decine di anni passati ad ascoltare e promuovere musicisti e cantanti di ogni parte del mondo…) avvertendo nel suo approccio vocale un’atmosfera costante di raffinatezza, gentilezza ed eleganza che rendeva la sua espressività interpretativa diversa da quella manifestata da tutti gli altri artisti ascoltati fino a quel momento.
Loconsolo non voleva emulare Frank Sinatra o Mel Tormè o il molto più contemporaneo e celebrato Michael Bublè, ma al contrario riusciva in modo naturale e spontaneo a cantare esprimendo “semplicemente” (…e meravigliosamente…) se stesso.
In tempi nei quali certa società consumistica tende ad “omologare” e ad imporre dei modelli “massificanti” come unici viatici per il successo (…vedi ad esempio i giapponesi “Manga” nel settore dei fumetti…o il “Pop-Soul” nell’area della “musica leggera”…o le “Istallazioni” ed i “video”, al posto di grafica, pittura e scultura, nell’Arte Contemporanea…) Emiliano faceva un’operazione che invece di proiettarsi “fuori”, alla ricerca di modelli esterni, si proiettava all’interno di se stesso, nella gentilezza della sua essenza, nella delicatezza della sua anima.
Il misterioso mix di fragilità e determinazione che riesce ad esprimere Emiliano rende unico il suo vocalism e permette un “viaggio emotivo” non certo comune, almeno in ambito Jazz.
Per ritrovare qualcosa di simile in gentilezza e solo apparente fragilità possiamo scomodare un artista sensibile come Roberto Murolo nell’ambito della grande tradizione della Canzone Napoletana e la delicata poesia cantautoriale dell’ahimè quasi dimenticato dai più, Umberto Bindi, ma oltre questi due grandi del passato, ben pochi altri potrebbero essere citati come paragone canoro con la personalità di Emiliano Loconsolo.
E gli appuntamenti di “CantinaJazz” si avvalgono quindi di un “perno” fondamentale rappresentato dall’opportunità d’ascolto di un grande artista come lui, capace d’interpretare ogni linguaggio musicale offrendo un inequivocabile ed originale “punto di vista”, una particolare personalità.
L’abbinamento degli assaggi enologici e di cibi ad hoc, ha reso ancor più ampio ed accogliente “l’abbraccio” verso il pubblico e si rivela anche interessante e stimolante la scelta dei pezzi musicali in relazione con le proprietà e caratteristiche dei vini proposti in ogni appuntamento, sempre vissuti con approcci “in crescendo”, in stretta relazione a qualità e proprietà dei diversi vini proposti ad ogni appuntamento.
Ad accompagnare Emiliano in questi percorsi sonori possiamo sempre contare sui migliori professionisti della musica Jazz pisana e delle province limitrofe di Livorno e Lucca, garantendo sempre ensemble equilibrati, di gran classe e capaci di offrire pregevoli performances sia nella musica d’insieme e sia nelle occasioni solistiche.
L’ironia dissacrante delle poesie di Michele Cristiano Aulicino sono poi una sferzante ma in fondo garbata “doccia fredda” che non permette mai agli incontri di Cantina Jazz di diventare troppo seriosi ed elegantemente troppo pacati ed educati, lasciando in bocca, nella testa e nel cuore una sorta di possibile e stimolante “via di fuga”, irriverente e temporanea, per poi tornare alle rassicuranti “carezze sonore” del grande Loconsolo.
La puntuale ed amichevole presentazione dell’infaticabile, paziente e determinato organizzatore Roberto Marangoni, aggiunge poi simpatica presenza e piacevole “contorno”, ad una iniziativa, come CantinaJazz, che reputo da sempre uno tra i più preziosi, gradevoli ed interessanti eventi organizzati anche per la valorizzazione dei prodotti “principe” del nostro Territorio, vanto indiscusso di una Toscana che può vantare qualità enologiche di primissimo piano, non solo di livello nazionale.
Lunga vita, quindi, a CantinaJazz, confidando nel costante, differenziato ma complice impegno di Roberto Marangoni ed Emiliano Loconsolo, ma confidando al contempo anche in chi, fino ad ora, ha sentito il piacere dell’impegno solidale verso questo nucleo fondante ed operativo, rendendo possibile questa significativa iniziativa che abbina ed esalta le arti dell’essere e del fare, in un contesto di ospitalità e gentilezza, nel segno del lavoro vissuto ancora per passione e con amore, sia esso espressione di armonia della musica o espressione di armonia del gusto.